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Content marketing: la strategia prima di tutto

In un mondo di persone sommerse di informazioni e messaggi pubblicitari, per le PMI farsi notare diventa sempre più difficile. L’imperativo è NON IMPROVVISARE: senza strategia non si va da nessuna parte. O meglio, per andare si va, ma non si arriva di sicuro a centrare gli obiettivi che ci si è prefissi (se lo si è fatto).

Il content marketing è diventato uno strumento essenziale nel marketing mix di oggi: capire chi siamo, a chi parliamo, cosa gli diciamo e perché, non è una raffinatezza, ma un dovere.

In questo (ottimo) articolo seguiamo passo passo la costruzione di un “Content strategy statement”, ovvero un documento in cui partendo dalla mission aziendale, si arriva a definire il qual è l’obiettivo dei contenuti che produciamo e condividiamo, in modo da raggiungere i nostri scopi aziendali.

Il lavoro è lungo e preciso, noi in agenzia lo facciamo per ogni singolo cliente. Anche perché il tempo che serve per fare la strategia all’inizio lo risparmierete in tutto il resto del processo.

Bisogno di una mano? Guarda il calendario dei nostri corsi, oppure scrivici per una consulenza.

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#SDBprogetto9 Ragionamenti notturni da listener

Il listening è una tecnica fondamentale del social media marketing, la fase dalla quale partire sempre prima di fare una consulenza o di proporre una strategia.

E’ la fase cosiddetta di ascolto, in cui dopo aver selezionato le parole chiave di interesse, si cercano le conversazioni degli utenti online, su forum, blog e social networks. Serve ad individuare le tematiche più calde, i luoghi in cui le persone ne parlano e anche con che linguaggio lo fanno, in modo da capire come porsi nei confronti del proprio pubblico una volta che si parte con la propria strategia.

Molto spesso, infatti, siamo così coinvolti personalmente nel nostro business da pensare con la nostra testa invece di cercare di capire come i nostri potenziali utenti lo percepiscono, lo cercano, lo chiedono.

Il listening è una prova di intelligente umiltà, ammettere che forse non sappiamo già tutto di quello di cui vogliamo parlare e che ci possono essere interessi diversi dal nostro su quella stessa tematica.

Un risvolto divertente di questa fase di ascolto è che si impara tantissimo, si scoprono cose che non si sapevano e si incontrano utenti divertenti, intelligenti, arguti, che poi si continuano a seguire nonostante tutto.

Non credete a quelli che vi propongo strategie preconfezionate, standard: una strategia social media deve partire da un’analisi fatta su di voi, sul vostro business, sul modo in cui, magari, vi state già muovendo online.

Per il master SQcuola di Blog stiamo seguendo in team un cliente che ci è stato affidato e, prima di proporre una strategia, abbiamo spulciato le conversazioni online sul brand, sui competitors, sul mercato di riferimento in genere, per poi spostarci ad analizzare attentamente i vari canali social del cliente: come scrive, quale linguaggio usa, come chiede e riceve interazione.

Partendo dalle best practices ormai note e, quasi, generalizzate, abbiamo spuntato uno ad uno i gradini delle checklist per vedere cosa va bene e cosa può essere migliorato.

E’ un lavoro lungo, attento, stancante, per questo vi dico attenti ai consulenti improvvisati, a quelli che vi danno le soluzioni certe a tutti i vostri dubbi: quello che daremo al nostro cliente è una serie di consigli tagliati su misura per lui, basati sugli obiettivi che ci ha detto essere i principali che vorrebbe raggiungere.

Una lista di indicazioni che non sono il Vangelo, che non sono la via sicura al successo, ma un modo più programmatico di usare i nuovi mezzi di comunicazione.

Nel social media marketing non c’è niente che funziona al 100%, perchè? Perchè parliamo di persone, parliamo con le persone e sono loro a decidere se quello che diciamo e il modo in cui lo diciamo gli interessa, in quel momento, su quel dispositivo che stanno utilizzando. E’ l’era del consumatore e questo vuol dire che dobbiamo avere pazienza e fiducia in quello che stiamo facendo, dobbiamo fare le cose fatte bene sempre, post dopo post, tweet dopo tweet: un buon personal branding è come Roma, non può essere costruito in un giorno.

 

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Le nuove regole del SEO 2013: pensa a quello che il tuo prodotto o servizio risolve

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Measuring SEO success by your ranking position for your favorite keywords means falling behind the curve.

anna tagliapietra‘s insight:

Blocco dello scrittore sul web? Uno dei consigli che ci dà Carlo Mazzocco attraverso questa content curation è quello di pensare a quali problemi il nostro business risolve per il target a cui facciamo riferimento.

Ci sembra di non avere argomenti? Ricordiamo sempre che ciò che di meglio possiamo fare non è pubblicizzare le nostre capacità e caratteristiche, ma pensare a quello che il nostro prodotto o servizio può fare per coloro che a cui lo indirizziamo!

Buona lettura e buon weekend

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Content marketing per le Piccole e Media Imprese | 4Marketing .biz

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Content rulez!

Content rulez!

 

Nel 2013 anche le PMI dovranno puntare sui contenuti di qualità: video, infografiche, social network, blog e così via sono le chiavi per un web marketing efficace.

anna tagliapietra‘s insight:

Carlo Mazzocco ci propone un articolo che mette ancora più in luce la necessità, per le PMI di investire sui contenuti nel 2013: impegno economico contenuto, ma ritorno in termini di brand awarness anche a lungo termine, oltre a fonte di inbound marketing di qualità. Quindi, via con le sperimentazioni in Content Marketing!

Voi lo usate già? Che tipo di vantaggi ha dato alla vostra azienda o al vostro piano di personal branding?

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Lo storytelling: 5 utili consigli su come raccontare la propria storia aziendale

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Abbiamo già parlato del peso sempre maggiore che il Content Management ha sulle strategie di marketing on e off line, soprattutto quando si parla di Social Media.

Lo storytelling, la capacità, cioè, di raccontare la propria attività in forma (diciamo) romanzata, è l’evoluzione di questa attenzione ai contenuti.

Lo so, piccolo e medio imprenditore italiano cosa stai pensando: “prima bastava fare buoni prodotti per vendere, adesso mi tocca diventare anche menestrello”. Ti capisco perfettamente, molte persone come te fanno fatica a capire che in un momento di crisi quello che trasforma un contatto in un cliente sono le emozioni; ma se guardiamo noi stessi possiamo capire facilmente l’antifona: a parità di prezzo, preferisco andare in un ristorante in cui mi chiamano per nome, il proprietario si ferma al mio tavolo a chiedermi se va tutto bene e magari mi racconta com’è che ha cominciato, o come viene cucinato il piatto che sto mangiando.

L’azienda è la stessa cosa: ci sono le storie di chi ci lavora, quelle di chi l’ha fondata e anche quelle dei clienti che già ci stanno comprando.

Tante voci, tante emozioni, tanti messaggi che possiamo dare al nostro pubblico.

Spesso pensiamo che le cose che facciamo normalmente e da anni, non siano abbastanza significative, ma se ci sono clienti che ci accordano la loro fiducia scegliendoci, un motivo ci sarà!

Nell’articolo di Leonardo Pavanello pubblicato sul sito Ninjamarketing.it, troviamo 5 utili e semplici consigli su come cominciare a raccontare la storia della nostra attività…che, poi, è la nostra storia e la storia di tutti quelli che vivono il brand ogni giorno.

Alcune indicazioni?

UTILIZZARE LE EMOZIONI

Le emozioni sono la base di ogni storia ben riuscita. Certe storie che ci fanno ridere, altre piangere alcune, invece, hanno la capacità di avvicinarci di fronte ad un problema; e sono proprio queste quelle che ascoltiamo più volentieri. Inserire un’emozione all’interno di una brand story, molto spesso non è così difficile come si potrebbe immaginare. L’emozione è già lì, basta solo scoprirla.

CONDIVIDERE LA TUA UNICITA’

Probabilmente il tuo brand ha delle caratteristiche uniche, anche se non ha un fondatore carismatico come lo è stato Steve Jobs o una mission dal significato etico come Chipotle. Per scovare queste caratteristiche è necessario guardare la vostra azienda, il vostro brand, i vostri prodotti/servizi e clienti con un occhio creativo e pensare a ciò che lì rende speciali.

KEEP IT SIMPLE

Pensate alle storie che ricordate meglio: la maggior parte di esse può essere riassunta con poche frasi o una semplice lezione (ad esempio molte delle favole dei fratelli Grimm si possono ricondurre a: “Non parlare con gli estranei”).

FACILITARE LA CONDIVISIONE

Le storie ben riuscite hanno un messaggio che il pubblico apprezza e ci tiene a condividere diventando parte della narrazione del brand. Per facilitare la condivisione bisogna porsi dalla parte del cliente e riflettere su dove e come potrebbe raccontare la vostra storia considerando anche le modalità di contatto delle persone con il brand.

 

See on www.ninjamarketing.it

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Video: oltre alle keywords c’è di più

Il video marketing: usare con prudenza

 

I video sono diventati una parte importante nella costruzione della brand awareness e della link popularity, che vuol dire che il video marketing vi porta traffico in modo rapido ed efficace.

La buona notizia è che non vi serve un regista come Spielberg o l’attrezzatura di Cinecittà, la cattiva è che non basta caricare un video perchè questo funzioni.

Le regole per comporre un buon prodotto sono quelle base: state attenti alle ombre (l’amministratore delegato che parla con la stessa inquadratura dell’Adam Kedmon di Mistero non è il massimo), ai rumori di fondo, partite sempre chiedendovi qual è lo scopo, l’obiettivo e costruitevi una storia che porti proprio lì, dove volete arrivare. Il messaggio deve essere unico e chiaro, meglio fare più video di uno stesso argomento che caricare una conferenza di due ore!

I contenuti video, se ben strutturati, potranno essere rivisti e reimmaginati per post sui blog o articoli della newsletter: potreste anche trascriverlo e farne un e-book.

Se decidete di “metterci la faccia” dovete essere sicuri e fiduciosi che farete un ottimo lavoro davanti alla telecamera (o webcam che sia).

Il video va poi condiviso sui social network in cui siete presenti, ovviamente mettendo didascalie che vadano bene per ciascuno di essi.

Oltre ad usare le parole chiave selezionate in base alla vostra ricerca (keyword tools) nella descrizione e nei tags, state molto attenti ai titoli: sono la vostra prima impressione, ed insieme ai primi 10 secondi di video, faranno decidere al vostro cliente se e quando premere stop.

In questo articolo troverete 7 semplici regole da seguire per costruire un buon titolo per i vostri, splendidi, video.

See on www.reelseo.com

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Qualità, qualità, qualità…ho detto qualità?

Giorgio Tave risponde alle domande su SEO e link building

 

Ecco alcune brevi video-interviste fatte a Giorgio Tave sul tema del SEO e del link building.

Sono morti o non sono morti? Funzionano ancora oppure no?

Gli algoritmi cambiano, le dinamiche si complicano e cambiano molto velocemente, ma il risultato è da considerarsi positivo: finita l’era degli articoli marketta in cambio di link, si è aperta la stagione dei contenuti di qualità, degli ebook, dei video.

Il traffico bararo sta cedendo il posto a piani editoriali pensati per aumentare la conoscenza dei propri utenti, dando loro del materiale davvero utile e pertinente.

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