Intervista con l’artista. Due chiacchiere con Matteo Cattonar

L’ispirazione è qualcosa che c’è nell’aria e che chiunque potrebbe catturare”.

Inizia così la chiacchierata con Matteo Cattonar, classe 1976, originario di Verona. Artista da sempre, da quando bambino delle elementari veniva etichettato come “strano” per i suoi disegni di robot e astronavi. Troppo creativo.

Ma non per suo padre, che da adolescente vendeva disegni in cambio di sigarette in collegio, e che ha sempre voluto dare a suo figlio l’occasione che lui non aveva avuto.

Ispirazione, dicevamo. Se è a portata di tutti, perché non siamo tutti artisti?

“Tante persone sono artiste nel loro campo spesso senza neanche saperlo, ma tante non seguono la loro vocazione perchè purtroppo sono prigioniere della ricerca della “normalità” e non riescono a catturarla e ad incanalarla, la scacciano come si trattasse di un virus che li può infettare. Io ho la fortuna di fare una vita in cui mi occupo di quello che mi piace, la difendo, e ringrazio gli amici e la famiglia che mi riportano a questo principio ogni volta che rischio di deviare. Mi interessano i libri, le camminate, le matite…non ho nemmeno la macchina! Questo per dire che non è facile seguire la propria vocazione, che ci vogliono dei sacrifici. Ma secondo me ne vale la pena.”

Dipingi sempre?

“Diciamo che posso dipingere per 5 giorni di fila, o stare mesi senza toccare una tela. Questo però succede se non sono o non mi sento libero. Devo far fluire la creatività, devo potermi alzare di notte e prendere a schiaffi il colore se mi viene in mente.”

Prendere a schiaffi il colore?!

“Il mio modo di dipingere è molto instintuale. Uso strumenti strani: il mio preferito è un barattolo di shampoo che uso per fare degli effetti di spruzzo e quel risultato sui fondali non me lo dà nessun altro strumento.

Uso la vernice delle bombolette, ma non sono un writer, non sono così preciso. Dipingo con le tinture per i mobili per le loro tonalità e la reazione a certi stimoli chimici. La mia passione però sono i barattoli: ne ho una collezione infinita! Li uso per mescolare, sperimentare e vedere che effetto fanno i colori. Se non mi piace copro tutto!”

Ti succede spesso di coprire un quadro?

“Si! Quando cominci a fare un quadro devi accettare il fatto che potresti anche doverlo distruggere. Anche se ci ho lavorato 10 ore, se non mi emoziona lo copro. Quando guardo un mio quadro devo avere l’impressione di stare conoscendo qualcuno, devo percepirne la storia.

Sotto molti miei quadri ce ne sono altri due o tre, in un processo di distruzione e trasformazione e il risultato finale tante volte viene proprio da lì.”

Ti definisci un socialmente pigro…

“Sono un amante della solitudine e questo credo influisca molto sull’attrazione che una persona può avere per la vita sociale. Diciamo che mi ritengo socialmente pigro a livello virtuale (internet, twitter ecc…) e mondanamente ingenuo: gli eventi mondani mi affascinano e spaventano allo stesso tempo come pianeti sconosciuti di cui non conosci le leggi fisiche e sociali e in cui mi sembra sempre di trovarmi per la prima volta.

Per quanto riguarda il mio rapporto con la tecnologia è pessimo, non sono io che odio lei è lei che odia me, gli sto proprio antipatico giuro.”

E su questa ultima frase posso testimoniare io: ho assistito ad una sfuriata di Matteo al suo cellulare perché dopo l’aggiornamento non c’era più la sua funzionalità preferita di T9…

Grazie alla collaborazione con l’Agenzia Perdonà di Verona, adesso potete comprare le stampe di Matteo anche online, sia dalla sua pagina Facebook (facebook.com/MatteoCattonarArtist) sia dal sito (www.matteocattonar.com).

Vi consiglio una sbirciatina, ne vale davvero la pena.

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