C’era una volta

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favola, principessa, autostima, amore

C’era una volta una principessa, che viveva in un gradissimo castello; il parco attorno alle sue mura era talmente grande che ti serviva una mappa per essere certo di tornare e al su interno lavoravano tante persone che alcune nemmeno si erano mai viste.

Il re e la regina avevano una figlia, la bella Principessa, che stava per compiere i suoi 18 anni ed era pronta per essere maritata.

Felici, i genitori avevano già stilato una lista di splendidi potenziali corteggiatori, riuniti dai vari regni del mondo per contendersi la mano della Principessa.

Ma la ragazza non era altrettanto entusiasta dell’iniziativa e vagava da sola nell’immenso parco, per poi sedersi sul bordo del laghetto silenzioso e sospirare disperata.

Non voleva sposarsi perchè sapeva che nessun uomo mai l’avrebbe voluta per quello che era, bensì erano i privilegi della sua casata ad attirarli. D’altronde chi avrebbe mai voluto sposare un simile mostro? Non riusciva a guardarsi allo specchio lei, figurarsi un uomo che poteva scegliere il viso di chiunque altra al mondo.

Povero il giovane che avrebbe legato a lei il suo destino!

Principessa guardava il suo viso riflesso nell’acqua quieta del laghetto e rabbrividiva di vergogna scoppiando a piangere e cancellando subito la visione schiaffeggiando con la mano delicata quell’acqua senza cuore.

Da quando, un giorno che era ancora piccola, aveva quasi rischiato la vita cercando di romperne uno, in tutto il palazzo erano stati tolti gli specchi in modo che lei non si vedesse più riflessa e sebbene i suoi genitori fingessero di non comprenderne il motivo, avevano assecondato anche la sua decisione di non lasciare il castello per nessun motivo: non voleva che i suoi sudditi si spaventassero.

In realtà in paese girava voce che la Principessa fosse pazza, perchè la sua bellezza non era seconda a nessuna ragazza al mondo anzi, i domestici del castello raccontavano che ella aveva i capelli più folti e luminosi che avessero mai visto e che la sua pella aveva la consistenza e l’aspetto di una pesca matura.

Eppure molti di loro l’avevano vista piangere copiose lacrime di tristezza seduta sola in riva al lago. Sembrava quasi che ella non vedesse ciò che vedevano loro…

Ed era proprio così.

Molti anni prima, la notte in cui Principessa nacque, mentre dormiva tranquilla nella sua culla rosa un’ombra si stagliò sul muro della camera ed una figura scura e curva le si avvicinò. Osservando da vicino quel viso perfetto, la Strega Cattiva, infatti, bisbigliò con alito fetido il suo fatale incantesimo: “Nessuno specchio veder ti farà la bellezza che sul tuo viso fiorirà, chiusa nel guscio di un mostro sarai, ma solo con i tuoi occhi così ti vedrai e una vita di solitudine per te sceglierai”.

E così com’era entrata si volatilizzò. Ma sull’uscio, seppur troppo tardi, era arrivata la Fata Madrina che udite le terribili parole cercò di dare alla neonata una piccola speranza facendo il suo incantesimo: “Cancellar le cattive parole non posso, ma il maleficio sparirà quando negli occhi del Vero Amore guarderai e il tuo cuore ascolterai”.

Nessun altro nel regno sapeva del sortilegio che continuava, dunque, a maledire le giornate della povera Principessa.

“Devo fuggire al più presto” pensò Principessa, “non posso permettere che qualcuno sacrifichi la sua vita sposando me. Nè voglio mettere in mostra questo orrendo viso davanti ad una folla festante”.

Il piano di fuga era quasi ultimato, sarebbe scappata di notte, sul suo fedele cavallo, lasciando ai suoi genitori una lettera di addio, dicendo di non cercarla. Aveva deciso che sarebbe andata verso le Terre Grigie, dove avrebbe potuto aspettare la fine dei suoi giorni.

Oh, quanto le sarebbero mancati i suoi adorati genitori! E le domestiche con cui studiava e chiacchierava, il fedele stalliere Samuel con cui rideva ogni volta che sellava il suo cavallo: tutti le volevano bene nonostante il suo terribile aspetto e facevano, anzi, finta di essere stupiti ed indignati per ciò che lei diceva di se stessa. Che cari, che cuori puri e generosi.

Ma il cuor tremava di dolore soprattutto pensando che non avrebbe più visto Lui, erano cresciuti insieme seppur a distanza, una nel salone principale l’altro nelle cucine chiassose; l’aveva visto crescere e farsi sempre più bello, sempre più forte ed ogni tanto, l’aveva anche salutata sorridendo mentre lei lasciava la tenuta galoppando sul suo cavallo. In qualche serata tiepida di primavera, le era anche sembrato di scorgere la sua figura nascosta nell’ombra delle fronde, osservarla seduta in riva al lago.

Ma forse era la sua fantasia ad averle creato quelle immagini, non era possibile che Lui la guardasse di nascosto, a meno che, forse, non fosse attirato dalla curiosità verso un simile scempio.

Comunque l’amore per Lui era un motivo in più per andarsene, per smettere di soffrire.

La notte prima dell’arrivo dei corteggiatori a palazzo, Principessa lasciò in punta di piedi la sua stanza e percorse leggera i corridoi silenziosi. Una volta uscita, si coprì bene il viso con il cappuccio del mantello e andò veloce verso le stalle. Il buio ed i rumori della notte le facevano paura ma non poteva fermarsi adesso che era quasi riuscita nel suo intento.

“Aaaaah” il suo urlo venne soffocato dalla mano che le si premette sulle labbra e si trovò immobilizzata da braccia forti e impassibili.

“Altezza??” esclamò sorpreso Lui

La presa si sciolse e Lui la girò lentamente.

“Che diavolo sta facendo in giro a quest’ora di notte e così camuffata? Pensavo che fosse un ladro venuto per rubare i nostri cavalli”

“Io…io…io volevo fare una cavalcata notturna” rispose Principessa con la voce incrinata dalla paura…e dall’emozione: sentiva il respiro di Lui vicino al suo viso e non avrebbe mai dimenticato, nemmeno in cento anni, la sensazione del suo corpo caldo contro il suo e il rumore sordo del suo cuore che batteva.

“Cavalcata notturna?” il suo sguardo diceva chiaramente che non le credeva. In tutti quegli anni Principessa non aveva mai dimostrato la minima passione per le uscite a tarda ora.

La tristezza accumulata in anni di solitudine e di odio verso se stessa, la stanchezza di una così lunga battaglia, fecero sì che Principessa scoppiasse a piangere e tra i singhiozzi confessasse le sue reali intenzioni.

Lui la prese delicatamente per le braccia e la guardò dritta negli occhi “Sua Altezza, io non so cosa vede Lei, ma io ogni volta che la guardo sento solo musica, vedo guance del colore delle rose e occhi così profondi da perdercisi dentro, vedo capelli che esistono per essere accarezzati. Tutti nel palazzo pensiamo che lei sia la creatura più buona e bella del reame…ma evidentemente non è lo stesso per lei”

L’ultima frase fu detta con tale dolore, che Principessa alzò lo sguardo e lo fissò in quegli occhi scuri che vibravano d’amore e di passione. 

Possibile che fosse vero ciò che diceva? Eppure lei sapeva quello che vedeva riflesso nell’acqua del lago e non era certo ciò che Lui aveva descritto.

Fu così, che rendendosi conto del tempo che aveva perso ad odiare se stessa e la sua immagine, si accorse di quanto affetto aveva dato e ricevuto, di quante imprese portate a termine, di quanti sogni costruiti nella sua mente.

Si avvicinò allo specchio unto e sbeccato della stalla e, una volta arrivataci di fronte, alzò lentamente lo sguardo e … l’immagine che i suoi occhi ora vedevano era quella di una bellissima, giovane ragazza, con i capelli castani e gli occhi color del miele, che si sgranarono dalla sorpresa. Le labbra si aprirono e chiusero come se le parole si fossero prosciugate sulla sua lingua prima di riuscire a venir fuori.

Lui la guardava, in piedi dietro di lei, e si rese conto di che maleficio le era stato fatto! Allora forse…allora forse lei poteva ancora…Macchè! Lui era solo uno sguattero e lei la Principessa.

Ma la fanciulla si girò e guardando il giovane, gli lesse nel cuore ciò che pensava.

“Tu mi hai amata quando pensavo di essere un mostro, ho continuato a respingerti e a rinnegare ciò che provavo in tutti questi anni…ma tu hai continuato a proteggermi ed a starmi vicino. Io ti amo Lui, ti ho sempre amato e se devo sposare qualcuno voglio che quel qualcuno sia tu”.

La mattina dopo il re e la regina ascoltarono tutta la storia ed erano così felici di vedere che finalmente la bella Principessa si era resa conto di chi in realtà fosse, che acconsentirono di buon grado al matrimonio e i due giovani vissero felici e contenti.

Gli occhi con i quali ci guardiamo sono i nostri, con i nostri filtri, le nostre paure, le nostre credenze su noi stessi. Molte volte passiamo così tanto tempo ad odiare ciò che vogliamo o a volerci diversi da come siamo, che ci perdiamo pezzi importanti di vita ed esperienze che potremmo vivere.Non ci resta che guardarci allo specchio con occhi d’amore…E SORRIDERCI.

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